L’isola che c’è

Grazie al sostegno e contributo di

L’isola, un luogo che richiama alla fantasia e all’avventura.
L’isola, uno spazio verde che pian piano viene abitato e fa, a chi decide di frequentarlo, una semplice ma accattivante proposta: la relazione con l’altro.
L’Isola ogni estate c’è, in cinque quartieri reggiani, con tutti i bambini e i ragazzi che decidono di passare a trovarci.

L’ISOLA CHE C’È È UN PROGETTO ESTIVO CHE SI STRUTTURA COME “CAMPO DI STRADA”.
E’ REALIZZATO DA PERDIQUA ONLUS GRAZIE AL CONTRIBUTO E AL SOSTEGNO DI FARMACIE COMUNALI RIUNITE, DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA E DEI LABORATORI CHE HA ORGANIZZATO NEI DIVERSI QUARTIERI. PROPONE EDUC-ANIMAZIONE, SPORT, ATTIVITÀ LUDICHE E LABORATORIALI IN ALCUNI PARCHI DELLA CITTÀ DI REGGIO EMILIA. I SUOI UTENTI SONO LE PERSONE CHE LIBERAMENTE SCELGONO DI FREQUENTARLO: NON C’È UN’ISCRIZIONE, L’APPUNTAMENTO È DALLE ORE 17.00 ALLE 19.00. 

L’Isola vede la partecipazione di tanti ragazzi volontari che scelgono, durante le loro vacanze, di mettersi in gioco e lasciarsi scoprire dall’altro. Per far questo andiamo direttamente nei luoghi in cui questi altri già sono: i loro quartieri, i loro parchi diventano così la nostra Isola che c’è. Per prepararsi al meglio ad accogliere questa sfida –poiché la relazione è sempre anche manomissione– prima di iniziare le attività noi ragazzi abbiamo fatto della formazione. L’educativa di strada infatti non è né facile né scontata, nonostante la semplicità con la quale si presenta. Occorre trovare i giusti equilibri tra libertà e rispetto, regole e buon senso, pianificazione e improvvisazione, proposte e ascolto. Per tutto questo lo strumento è il gioco poiché, come disse Baden Powell, “tutto col gioco, niente per gioco”. Così educatori, atelieristi e professionisti del divertimento ci hanno dato spunti preziosi: come presentarsi e accogliere i bambini, come avere un approccio ludico agli oggetti, come i giochi di società siano stimolanti e aggregativi e come si struttura un’attività di atelier ben fatta.

Ora non resta che sporcarsi le mani e perdersi (magari poi ritrovarsi?) nel profondo e intrigante mistero qual è l’altra persona.

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